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Nell'immaginario collettivo la miniera richiama due aspetti principali. Il primo riguarda la

speranza di rinvenire un ricco filone così da poter risolvere tutti i nostri problemi economici,

l’altro riguarda il buio, la fatica, il pericolo e la silicosi. In realtà una miniera è un autentico

intreccio di vicende umane, minerarie, tecniche e scientifiche. C’è sempre un motivo

per cui si iniziò ad utilizzare un materiale e un'altro perché la stessa miniera fu

abbandonata. Innovazioni tecniche e capacità umane, tonnellate estratte, metri di

avanzamento e lavoro, vita, usi e abitudini fino ad arrivare a lotte politiche e

sindacali perché i minatori - sempre - sono attaccati alla loro miniera.

Secondo i parametri dell’Industria Mineraria quelle presenti nel territorio della

provincia della Spezia sono piccole miniere ma localmente ebbero una particolare

importanza poiché diedero l’opportunità di integrare il magro guadagno dato dai

tradizionali lavori agricoli. I nostri non furono minatori veri e propri ma manovali,

addetti alle teleferiche, ai carrelli e le donne cernitici. I minatori, quelli ai fronti di

avanzamento, spesso giunsero da regioni dove c’era una maggiore

tradizione mineraria generando così anche un interessante flusso migratorio.

Numerosi furono anche quelli che dalla Spezia emigrarono per andare a lavorare

nelle miniere di Paesi lontani. Ecco allora che ogni singola miniera acquisisce

importanza e significato e un libro o una semplice guida che racchiuda tutto il

suo intreccio di vicende umane e minerarie è il mezzo per “riaprirla”

 


Manganese, minerali, miniere e storie di Val Graveglia

Gambatesa, Cassagna, Statale, Molinello e Monte Bossea

gambatesa


Luna Editore, La Spezia, 2015.

(Pg. 167, con numerose foto d'epoca, carte, planimetrie

documenti minerari originalie e foto di minerali)

Euro 20 + 4 spedizione

Le miniere di manganese della Val Graveglia sono ben note agli appassionati

di mineralogia per le numerose specie mineralogiche in esse rinvenute. In

generale si tratta di specie rare in natura ma alcuni campioni hanno anche una

certa valenza estetica e alcune hanno la loro località tipo proprio in questo

importante bacino minerario.

A metà degli anni Sessanta a Gambatesa è stata rintracciata la più grande vena

di minerale di manganese d'Europa, duecentoventi metri di lunghezza, ottanta di

larghezza e quaranta di spessore con minerale a tenore dal 30 al 55%.

Oltre a questo si sono intrecciate incredibili vicende umane ed industriali con

la realizzazione di un impianto trattamento minerali allora fiore all'occhiello

dell'industria mineraria italiana.

La storia di queste miniere corre parallela a quella dell'impiego del manganese

nell'arte vetraria, nella siderurgia e nella produzione di elettrodi da saldatura.

Oggi Gambatesa è un Museo ed il libro ne ripercorre la storia.

 

 

Miniere di Luni - Storia in fotografia


Luna Editore, La Spezia, 2009

Euro 15 + 4 spedizione

La pubblicazione del libro "Le miniere di lignite della Piana di Luni" ha dato l'opportunità

di riunire 61 foto (in massima parte inedite) che ritraggono gli ambienti di lavoro e

l'attività quotidiana di minatori e cernitrici di "Luni". Ecco quindi questa raccolta

fotografica che ripercorre l'intera vicenda mineraria di Luni.



Le miniere di lignite della piana di Luni

Duecento anni di vicende umane e minerarie in Val di Magra

Santo Stefano, Sarzana, Fosdinovo, Castelnuovo, Ortonovo e Carrara


Luna Editore, La Spezia, 2005.

(Pagine 183, con numerose foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)
Euro 15 + 4 spedizione

Questo quarto lavoro, redatto con la cura di Giovanni Ghiglione, ricercatore dell’Istituto

di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR, possiamo addentrarci nella tormentata

storia delle miniere della Val di Magra poste lungo il confine tra Liguria e Toscana.

L’interesse mineralogico di questo giacimento è trascurabile mentre le vicende

industriali ed umane che qui si svolsero meritano un ricordo e qualche riflessione.

L’attività ebbe inizio nel 1750 circa e la lignite fu oggetto di esperimenti industriali

fino attirare vari industriali stranieri. Dopo periodi di alterne fortune l’estrazione delle

lignite terminò all’inizio degli anni 1950, al termine di una lunga e sofferta stagione

di lotte sindacali. Per manifestare contro il decreto di chiusura della stessa miniera

gli uomini di Luni arrivarono perfino a rinchiudersi all’interno delle gallerie

minerarie scrivendo l’irripetibile vicenda consegnata alla storia come i “Sepolti Vivi”.

Un capitolo di storia umana, industriale, politica e sindacale che, pur non

lontanissimo, è oggi poco ricordato.

Dal testo di questo libro ne è derivato lo spettacolo teatrale “Sepolti Vivi”

interpretato dalla Compagnia degli Evasi nonché l'omonimo filmato.

 


Carro La miniera di brucite dell’Alta Val di Vara



Luna Editore, La Spezia, 2003

Pagine 48, con foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)
Euro 10 + 3 spedizione

Questa miniera, poco conosciuta ai più, è invece una delle località “mitiche” per i collezionisti

liguri di minerali in quanto produsse, in tempi relativamente recenti, ottimi esemplari di

brucite in genere fibrosa ma talvolta anche in buoni cristalli limpidi oltre a elegantissimi

aggregati di aragonite in cristalli aguzzi e lucenti.

La miniera si trova nei pressi dell’abitato di Carro, sempre in provincia della Spezia.
Per l’estrazione della brucite furono aperti diversi cantieri e il materiale, dopo essere

stato cernito manualmente, era trasportato ad Angera in provincia di Varese per

essere trattato negli impianti di una Società produttrice di refrattari e materiali

a base di magnesia.
Gli ultimi lavori risalgono al 1956 dopodiché ogni attività fu interrotta e le gallerie,

già in parte franate, furono chiuse.

Oggi la natura ha ormai ripreso possesso del giacimento e a fatica se ne

intravedono le tracce nella boscaglia.

Il paese di Carro è legato a Paolo Onofrio Tiragallo, notissimo ricercatore di minerali

e Francesco Rotigliano, ingegnere, imprenditore e profondo conoscitore delle risorse

minerarie del Levante Ligure e della Toscana.

 


La miniera di manganese Cerchiara

Borghetto Vara - Pignone Provincia della Spezia

Luna Editore, La Spezia, 2001

(Pagine 59, con foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)
Euro 10 + 3 spedizione)

Questo secondo volume riguarda la miniera Cerchiara ubicata nella Bassa Val di Vara

a circa 200 m s.l.m.

La concessione mineraria si estendeva nel territorio dei comuni di Pignone e Borghetto

Vara e le gallerie si trovano tra gli abitati di Villa e Faggiona, frazioni di Pignone.

Lo sfruttamento ebbe inizio nel ‘600 con la coltivazione dei minerali di ferro contigui

al più importante giacimento manganesifero. Il minerale di manganese, essenzialmente

costituito da braunite e destinato utilizzato prevalentemente all’industria siderurgica, venne

estratto in modo più o meno saltuario fino a quando, nel 1931, divenne parte della

Società Ferromin e poi, nel 1934, della Società Ilva. L’attività cesserà definitivamente

intorno al 1945.

Il materiale ancora presente nelle discariche e nei piazzali di questa miniera, oggetto

di ricerca soprattutto da parte dei collezionisti liguri, ha riservato numerose buone

sorprese: quattro specie mineralogiche nuove per le quali Cerchiara è la

località tipo: brewsterite-ba, caoxite, mozartite e cerchiaraite oltre a molte specie rare

o rarissime quali macfallite, namansilite, noelbensonite e orientite. La miniera

Cerchiara ha pertanto assunto una posizione di rilievo nell’ambito delle località

mineralogiche italiane. Particolarmente significativo è stato il riconoscimento di una

nuova specie che richiama appunto il nome della stessa miniera: cerchiaraite.

Questo volume, inteso quale raccolta di notizie storiche, ambientali ed umane, va a

complemento di svariate pubblicazioni di carattere più tecnico che trattano l’argomento.

 


Un’antica miniera di rame in provincia della Spezia

Deiva Marina

Luna Editore, La Spezia, 1998

(Pagine 30, con foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)

Euro 10 + 3 spedizione

Questa prima esperienza editoriale riguarda la miniera di Piazza ubicata presso

la stradache dal Passo del Bracco scende a Deiva Marina, cittadina della Riviera

Ligure di Levantea pochi chilometri dalla Cinque Terre.

I filoni metalliferi che nei secoli qui sono stati oggetto di sfruttamento minerario

sono alcontatto tra eufotide e serpentino e sono costituti da quarzo che include

noduli e vene di bornite, calcopirite e calcocite. La bornite era il minerale utile

prevalente costituendo il 60-80% del minerale utile. Ricordo che giacimenti

cupriferi di questo tipo ma di maggiori importanza, sono presenti anche in

altre località del Levante Ligure, soprattutto a Libiola presso Sestri Levante

e Monte Loreto presso Castiglione Chiavarese.

E’ probabile che la miniera di Piazza venisse sfruttata fin dal ‘400 in quanto

a quella data risalgono alcuni documenti d’archivio riguardanti concessioni

minerarie nella stessa area.

Il primo documento che richiama esplicitamente questa miniera è però

datato 1675.

La coltivazione mineraria avvenne con diversi passaggi di mano fino a

cessare nel 1929.

In totale vennero scavate varie centinaia di metri di gallerie disposte su cinque

livelli e venne anche costruito un impianto di trattamento del quale oggi restano

pochi ruderi.

Oltre ai minerali metallici sopra ricordati, di norma compatti, sono stati rinvenuti

datolite in piccoli cristalli, rame nativo, pirite e, tra i minerali secondari, langite,

malachite,azzurrite ed aragonite o calcite stalattitica

 

 
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