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Nell’immaginario collettivo la miniera richiama due aspetti principali. Il primo riguarda la speranza di rinvenire un ricco filone così da poter risolvere tutti i nostri roblemi economici, l’altro riguarda il buio, la fatica, il pericolo e la silicosi. In realtà una miniera è un autentico intreccio di vicende umane, minerarie, tecniche e scientifiche. C’è sempre un motivo per cui si iniziò ad utilizzare un dato materiale ed un perché la miniera fu abbandonata.
Innovazioni tecniche e capacità umane, tonnellate estratte, metri di avanzamento e lavoro, vita, usi e abitudini fino ad arrivare a lotte politiche e sindacali perché i minatori - sempre - sono attaccati alla loro miniera.
Secondo i parametri dell’Industria Mineraria quelle presenti nel territorio della provincia della Spezia sono piccole miniere ma localmente ebbero una particolare importanza poiché diedero l’opportunità di integrare il magro guadagno dato dai tradizionali lavori agricoli. I nostri non furono minatori veri e propri ma manovali, addetti alle teleferiche, ai carrelli e le donne cernitici. I minatori, quelli ai fronti di avanzamento, spesso giunsero da regioni dove c’era una maggiore tradizione mineraria generando così anche un interessante flusso migratorio. Numerosi furono anche quelli che dalla Spezia emigrarono per andare a lavorare nelle miniere di Paesi lontani.
Ecco allora che ogni singola miniera acquisisce importanza e significato e un libro o una semplice guida che racchiuda tutto il suo intreccio di vicende umane e minerarie è il mezzo per “riaprirla”.



Miniere di Luni - Storia in fotografia



Luna Editore, La Spezia. 2009

Euro 15.00 (più 4 di spese spedizione)

La pubblicazionme del libro "Le miniere di lignite della Piana di Luni" ha dato l'opportunità di riunire 61 foto (in massima parte inedite) che ritraggono gli ambienti di lavoro e l'attività quotidiana di minatori e cernitrici di "Luni". Ecco quindi questa raccolta fotografica che ripercorre l'intera vicenda mineraria di Luni.

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Le miniere di lignite della piana di Luni

Duecento anni di vicende umane e minerarie in Val di Magra.

Santo Stefano, Sarzana, Fosdinovo, Castelnuovo, Ortonovo e Carrara.



Luna Editore, La Spezia. Anno 2005 (Pagine 183, con numerose foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)

Euro 15,00 (più 4 di spese spedizione)

Questo quarto lavoro, redatto con la cura di Giovanni Ghiglione, ricercatore dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR, possiamo addentrarci nella tormentata storia delle miniere della Val di Magra poste lungo il confine tra Liguria e Toscana.
L’interesse mineralogico di questo giacimento è trascurabile mentre le vicende industriali ed umane che qui si svolsero meritano un ricordo e qualche riflessione. L’attività ebbe inizio nel 1750 circa e la lignite fu oggetto di esperimenti industriali fino attirare vari industriali stranieri. Dopo periodi di alterne fortune l’estrazione delle lignite terminò all’inizio degli anni 1950, al termine di una lunga e sofferta stagione di lotte sindacali. Per manifestare contro il decreto di chiusura della stessa miniera gli uomini di Luni arrivarono perfino a rinchiudersi all’interno delle gallerie minerarie scrivendo l’irripetibile vicenda consegnata alla storia come i “Sepolti Vivi”. Un capitolo di storia umana, industriale, politica e sindacale che, pur non lontanissimo, è oggi poco ricordato.
Dal testo di questo libro ne è derivato lo spettacolo teatrale “Sepolti Vivi” interpretato dalla Compagnia degli Evasi nonché l'omonimo film.

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Carro La miniera di brucite dell’Alta Val di Vara




Luna Editore, La Spezia.


Anno 2003 (Pagine 48, con foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)

Euro 6,00 (più 3 di spese spedizione)

Questa miniera, poco conosciuta ai più, è invece una delle località “mitiche” per i collezionisti liguri di minerali in quanto produsse, in tempi relativamente recenti, ottimi esemplari di brucite in genere fibrosa ma talvolta anche in buoni cristalli limpidi oltre a elegantissimi aggregati di aragonite in cristalli aguzzi e lucenti.
La miniera si trova nei pressi dell’abitato di Carro, sempre in provincia della Spezia.
Per l’estrazione della brucite furono aperti diversi cantieri e il materiale, dopo essere stato cernito manualmente, era trasportato ad Angera in provincia di Varese per essere trattato negli impianti di una Società produttrice di refrattari e materiali a base di magnesia.
Gli ultimi lavori risalgono al 1956 dopodiché ogni attività fu interrotta e le gallerie, già in parte franate, furono chiuse.
Oggi la natura ha ormai ripreso possesso del giacimento e a fatica se ne intravedono le tracce nella boscaglia.
Il paese di Carro è legato a Paolo Onofrio Tiragallo, notissimo ricercatore di minerali e Francesco Rotigliano, ingegnere, imprenditore e profondo conoscitore delle risorse minerarie del Levante Ligure e della Toscana.

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La miniera di manganese Cerchiara

Borghetto Vara - Pignone Provincia della Spezia

Luna Editore, La Spezia.

Anno 2001 (Pagine 59, con foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)

Euro 6.00 (più 3 di spese spedizione)

Questo secondo volume riguarda la miniera Cerchiara ubicata nella Bassa Val di Vara a circa 200 m s.l.m.
La concessione mineraria si estendeva nel territorio dei comuni di Pignone e Borghetto Vara e le gallerie si trovano tra gli abitati di Villa e Faggiona, frazioni di Pignone.
Lo sfruttamento ebbe inizio nel ‘600 con la coltivazione dei minerali di ferro contigui al più importante giacimento manganesifero. Il minerale di manganese, essenzialmente costituito da braunite e destinato utilizzato prevalentemente all’industria siderurgica, venne estratto in modo più o meno saltuario fino a quando, nel 1931, divenne parte della Società Ferromin e poi, nel 1934, della Società Ilva. L’attività cesserà definitivamente intorno al 1945.
Il materiale ancora presente nelle discariche e nei piazzali di questa miniera, oggetto di ricerca soprattutto da parte dei collezionisti liguri, ha riservato numerose buone sorprese: quattro specie mineralogiche nuove per le quali Cerchiara è la località tipo: brewsterite-ba, caoxite, mozartite e cerchiaraite oltre a molte specie rare o rarissime quali macfallite, namansilite, noelbensonite e orientite. La miniera Cerchiara ha pertanto assunto una posizione di rilievo nell’ambito delle località mineralogiche italiane. Particolarmente significativo è stato il riconoscimento di una nuova specie che richiama appunto il nome della stessa miniera: cerchiaraite.
Questo volume, inteso quale raccolta di notizie storiche, ambientali ed umane, va a complemento di svariate pubblicazioni di carattere più tecnico che trattano l’argomento.

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Un’antica miniera di rame in provincia della Spezia

Deiva Marina

Luna Editore, La Spezia.

Anno 1998 (Pagine 30, con foto d’epoca, carte e documenti minerari originali)

Euro 5,00 (più 3 di spese spedizione)

Questa prima esperienza editoriale riguarda la miniera di Piazza ubicata presso la strada che dal Passo del Bracco scende a Deiva Marina, cittadina della Riviera Ligure di Levante a pochi chilometri dalla Cinque Terre.
I filoni metalliferi che nei secoli qui sono stati oggetto di sfruttamento minerario sono al contatto tra eufotide e serpentino e sono costituti da quarzo che include noduli e vene di bornite, calcopirite e calcocite. La bornite era il minerale utile prevalente costituendo il 60-80% del minerale utile. Ricordo che giacimenti cupriferi di questo tipo ma di maggiori importanza, sono presenti anche in altre località del Levante Ligure, soprattutto a Libiola presso Sestri Levante e Monte Loreto presso Castiglione Chiavarese.
E’ probabile che la miniera di Piazza venisse sfruttata fin dal ‘400 in quanto a quella data risalgono alcuni documenti d’archivio riguardanti concessioni minerarie nella stessa area. Il primo documento che richiama esplicitamente questa miniera è però datato 1675.
La coltivazione mineraria avvenne con diversi passaggi di mano fino a cessare nel 1929.
In totale vennero scavate varie centinaia di metri di gallerie disposte su cinque livelli e venne anche costruito un impianto di trattamento del quale oggi restano pochi ruderi.
Oltre ai minerali metallici sopra ricordati, di norma compatti, sono stati rinvenuti datolite in piccoli cristalli, rame nativo, pirite e, tra i minerali secondari, langite, malachite, azzurrite ed aragonite o calcite stalattitica

 

 
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